Grusoni V.S.

Nel genere Echinocactus la pianta che in assoluto riveste maggiore interesse tanto da essere presente in quasi tutte collezioni è l’Echinocactus grusonii (in onore del collezionista tedesco Hermann Gruson).
Il “goden barrel cacti” o “cuscino della suocera” ammirato per le imponenti dimensioni raggiunte in natura e per le numerose coste ricoperte da durissime ed acutissime spine di colore giallo limpido è oggi una delle specie maggiormente minacciate d’estinzione.
Oltre all’indiscriminata raccolta in natura, che finisce per alimentare traffici illegali, si aggiunge il fatto che il luogo naturale d’origine, individuato nello Stato messicano del Queretaro e compreso tra l’altopiano di Vista Hermosa e il canyon che conduce al Rio Moctezuma, è stato devastato dalla costruzione di un invaso artificiale per alimentare una centrale idroelettrica.
I vecchi ed enormi grusoni, che hanno destato stupore ed ammirazione in moltissimi naturalisti e collezionisti, sono ormai solo un lontano ricordo, una vecchia foto su qualche rivista di botanica del passato.
Questa breve introduzione sull’Echinocactus grusoni per introdurre l’esperienza personale sulla varietà Setispinus cv. Scarascia.

“Posseggo 20 Grusoni con dimensioni comprese tra 40 e 65 cm di diametro coltivati all’esterno, in piena terra ed in vaso. Per gli esemplari in vaso molta cura è stata posta nel creare una composta idonea e formata da terreno di campagna nostrano passato al setaccio, letame maturo di almeno 3 anni, setacciato anche questo, il tutto arricchito con un buon terriccio a fibra torbosa e da molto lapillo e pomice vulcanica di media e grossa granulometria.
A volte si sente parlare di Echinocactus grusoni varietà horridus oppure di varietà “intertextus”, il primo con le spine molto pronunciate e lunghe e l’altro con la spina centrale ricurva.
Personalmente non ho mai creduto, pur vedendole, a queste varietà e secondo il mio modesto parere, la differenza è da ricercare nell’esposizione.
Una pianta esposta al sole per l’intera giornata presenterà, senza dubbio, una delle caratteristiche di queste varietà.
Non si può dire la stessa cosa parlando di E. grusoni var. inermis; una pianta dalla spina cortissima, di circa 3-4 mm, il corpo simile a quello del genere base e con una marcata sensibiltà alle intemperie dovuta, appunto, alla mancanza di spine.
Una “nuova” varietà, ancora poco conosciuta, molto apprezzata nel collezionismo è la varietà setispinus cv. Scarascia.

La prima semina, avvenuta nel 2001, vide germinare un buon 90% dei semi per un totale di 1600 piante.
Di queste, un centinaio con la spina normale il resto presentava, differenziandosi dal genere base, una spina molto setolosa, sottilissima, lunga e con tendenza a produrre una maggiore lanosità centrale. Le areole sono piccole e molto feltrose, le spine radiali in numero minore rispetto alle 8-10 che possiede la pianta base.
Attualmente, le piante più grosse che posseggo sono di circa 10 cm di diametro e tutte presentano i tubercoli molto pronunciati e non ancora allineati.

Per me che da anni colleziono, quasi esclusivamente, piante crestate, la gioia più grande fu notare, in una seminiera, piante con proliferazioni trasformatesi, in seguito, in vere e proprie crestature.
Considerato che tutte le seminiere hanno subito lo stesso trattamento preventivo a base di fungicida (Previcur) ed insetticida (Confidor) l’episodio ha lascito intendere che la seminiera fosse stata colpita da un “parassita o virus” che produce questi effetti.
Il 90% dell’intera semina coltivata, allo stato attuale, in dei contenitori alveolari non è stata mai sottoposta a concimazione; il restante 10% della semina è stata picchettata in piena terra, in un tunnel coperto con microfilm e senza nessun riscaldamento invernale, dove cresce rigogliosa vegetando per almeno 9 mesi all’anno.

In piena terra le piccole piante sono state concimate 2 volte: in primavera con “Nitrophosca gold” e nei primi mesi di Settembre con “Nitrophosca spezial”.
La domanda che molti di Voi, a questo punto, vorrebbero rivolgermi è: come è nata questa pianta diversa?, da dove provengono i semi?
I semi e di conseguenza le piante provengono da 14 boccioli che a fine estate del 2000, durante il mio viaggio di nozze sulla Costa Azzurra, mi furono regalati da un anziano signore che possedeva una fantastica tenuta a pochi metri dal mare.
In questa villa, un grande giardino roccioso realizzato a terrazze, partiva dalla casa situata su una collinetta e scendeva giù verso l’entrata principale.
Affascinato da questo meraviglioso giardino mi rivolsi ad un signore intento a potare dei rampicanti e, in uno stentato francese, cercai il permesso di visitarlo.

Dopo aver ammirato stupendi esemplari di Ferocactus, Neobuxbaumie ed altri colonnari, arrivato a pochi passi dall’abitazione, vidi una terrazza realizzata con soli esemplari di Grusoni.
Erano enormi, misuravano sicuramente più di 50 cm di diametro e ve ne erano forse più di 30 esemplari; uno solo, però, catturò immediatamente il mio interesse. Era posto vicino ad un muretto che delimitava la terrazza e, nonostante fosse estate inoltrata, presentava molti boccioli maturi.
Osservandolo con attenzione notai una sostanziale differenza rispetto al genere di base: le spine, dalla base alla punta avevano lo stesso spessore.
Cercai di chiedere la provenienza della pianta e ciò che io e mia moglie riuscimmo a cogliere è che la villa era stata acquistata con quel giardino.
Fu inevitabile, a questo punto, la richiesta di alcuni boccioli ed al cenno di consenso alla raccolta con mia grande gioia mi ritrovai i semi di tutte queste piantine di cui sono tanto fiero.